giovedì 9 ottobre 2014

Punk's not dead e l’edilizia? (edilizia e makers 2)

Chi è della generazione X (tra anni 60-70) o anche un po' più giovane si ricorderà, a cavallo degli anno '80 e '90 le scritte sui muri “punk's not dead”.
E la storia lo conferma..
La nascita del movimento punk è stata più volte correlata con l'attuale fenomeno dei Makers (vedi Chris Anderson in” Makers”, e David Gauntlett in “La società dei Makers”.
Semplificando e parzializzando molto le dissertazioni degli autori, l’analogia principale risiede nel fatto che chiunque poteva prendere una chitarra e fare un gruppo punk, così  come adesso chiunque può produrre qualcosa in modalità DIY e condividerlo.
La componente di ribellione punk è in realtà non trascurabile anche nel nuovo movimento DIY o dei Makers. Il tentativo di democratizzazione di una tecnologia o di una conoscenza bene o male è sempre un atto rivoluzionario che si contrappone ad un “mainstream” da contestare.
E’ interessante notare come vari settori abbiano subito nel tempo trasformazioni connesse ad uno spirito “indie” in contrasto con un “qualcosa” da cui staccarsi.
Ad esempio:
L’agricoltura ha cercato di rivalutare il ruolo della filiera corta, della multifunzionalità e della diversificazione contro una industrializzazione del settore.
Nel campo musicale ricordiamo il punk e lo spirito LO-FI contro le principali etichette e la musica di massa etc
Nel campo del software l’avvento dell’opensource contro i colossi delle software house
Nel campo dell’hardware e delle nuove tecnologie l’ingresso dell’open source e dei makers.
Nel campo dell’alimentazione lo SLOW-FOOD contro il FAST-FOOD (per esemplificare con due termini tutto il mondo che ci sta dietro).
Nel campo delle licenze l’avvento del creative commons contro il copyright
Nel campo della medicina le medicine alternative etc etc


Tutte queste “mutazioni” hanno molto in comune, e tutte, pur essendo nate come “nicchie” hanno lasciato un segno profondo (per chi non fosse addentro all’hardware open source, concetto relativamente recente, basti pensare che la scheda arduino ha certamente superato la vendita delle centinaia di migliaia di pezzi e la “moda” delle stampanti 3D nasce in hardware opensource).
Comunque la bibliografia su questi argomenti è vastissima.

Un mondo che sembra sia rimasto immune, è quello dell’edilizia dove, certamente concetti ad esempio di autocostruzione o di architettura partecipata sono stati ampiamente trattati, ma nel panorama costruttivo attuale non hanno lasciato un segno realmente tangibile, se escludiamo casi rimasti realmente di nicchia (si pensi ad esempio alle case in balle di paglia).

E’ chiaro che l’aspetto burocratico e normativo (interessante ad esempio una interrogazione avanzata alla giunta della RER) e la tendenza del settore all’utilizzo di sempre più figure professionali/artigianali ultra specializzate non aiuta ma i motivi non penso siano solo questi, una componente è anche sicuramente data dalla mancanza di “innovazione del basso” nel settore che sarebbe interessante sviluppare.

venerdì 26 settembre 2014

CONTROLLO SERRA BIOCLIMATICA

In un post precedente si decantava l'approccio maker nel settore dell'edilizia.
Il post di oggi è un esempio che racchiude in sè sia l'approccio maker, sia un approccio scientifico ...forse (high science-low cost ..per usare una parole chiave altisonante sempre presa dal post precedente).

L'obiettivo è quello di "attivare un sistema passivo" cioè rendere efficiente una serra bioclimatica automatizzando il passaggio dell'aria calda dalla serra all'interno della casa (ad esempio usando una ventola), oppure semplicemente avvisando di aprire le finestre che danno sulla serra.

Serra Bioclimatica


In realtà si potrebbe obiettare che più che high science è in realtà un gioco da bambini...su questo non c'è dubbio ...avendo usato scratch, il noto sofwtare per bambini.

http://scratch.mit.edu/
La parte hardware non poteva che essere un arduino con qualche sensore di temperatura e di umidità e un led per simulare l'attivazione di una ventola. Per far dialogare scratch con arduino  abbiamo usato S4A.
Per non farci mancare nulla e per incarnare lo spirito maker fino in fondo abbiamo usato un Raspberry  come pc .

La parte elettronica in pratica è concentrata in questa foto (per lo schermo è comodo attaccarsi alla TV):
sensore di umidità suolo e piantina
Rasp+Arduino+sens , T e umidità aria e suolo 

In aggiunta c'è un sensore di umidità del terreno...così magari intanto non facciamo morire un eventuale piantina nella serra.

La parte low cost è a posto, volendo darsi arie da high science abbiamo inserito come sfondo una simulazione in Ecotect della serra evidenziando un momento in cui la serra è calda e può trasferire calore all'interno e un momento in cui è fredda ed quindi meglio non aprire l efinestre.
Il risultato lo si vede nelle immagini seguenti:



Quando il sensore nella serra rileva una temperatura idonea il cane dice di aprire le finestre (o si attiva una ventola). Idem si potrebbe fare quando l'umidità relativa dell'aria interna è elevata ed è opportuno aprire le finestre (o attivare la ventola). Le varianti possono essere  tante dipende anche da quanti fili vogliamo far girare.  In pratica arduino+rasberry controllano la serra, se vuoi vedere quello che succede accendi la tv.
Comunque l'ostacolo maggiore non è lo studio della serra bioclimatica o dei sistemi passivi (i libri di architettura sono pieni di esempi) ma è imparare Scratch ! se non hai figli piccoli da portarli ad un Coderdojo  (per campanilismo .. ) sei fregato, ti tocca farti prestare qualche bambino da un amico...