venerdì 13 settembre 2013

EDILIZIA E MAKERS?

La riflessione che si vuole proporre  parte dall'ipotesi di un ripensamento dell'edilizia nel suo complesso evitando un approccio settoriale ed enfatizzando invece  un approccio più “sfaccettato”.
Per illustrare meglio il concetto mi aiuto con   alcune parole chiave, al momento riportate in ordine sparso nella figura seguente:
Le Parole Chiave


I termini del nuvolone scuro sono un flash della congiuntura attuale dove si cerca di recuperare un settore in forte crisi con la spinta del mercato green e con una ricerca di innovazione che  sta inserendo forti complessità per i tecnici e operatori del settore. La nuvoletta di sotto si riferisce al mondo delle nuove tecnologie (il tormentone delle start up per intenderci),  il sole contiene invece delle locuzioni di diversa provenienza che vorrei porre in relazione, più avanti,  con le altre parole chiave.
 Si potrebbe pensare che queste abbiano poca pertinenza con l'edilizia ma maggiormente con altri settori, ....può essere....

Una breve riflessione sull'edilizia
Il costruito rappresenta il  contenitore per eccellenza e l'edilizia e il suo intorno rappresentano sia un forte polo economico sia un forte polo di consumo energetico ed ambientale...è superfluo approfondire tale concetto.
La casa e l'ambiente urbanizzato che ci circonda rappresentano una fetta importante del nostro mondo e,  proprio come nei confronti di tutto  ciò che ci circonda e che riteniamo importante, riversiamo   sogni e paure, che ricalcano, sia emozioni antiche  sia emozioni in linea con il sentire collettivo del momento. L'impatto sociale dell'edilizia è pertanto elevato sia sulla collettività sia sul singolo individuo.
La casa è tra i beni materiali supremi, è l'investimento della vita dove si ripongono quindi sogni e paure.
Sulla collina - autore Architetto Pietro Pedrelli


Quali sono quindi le paure e i sogni?
Genericamente le paure riguardano la perdita:... della salute, dei beni, della socialità.
I sogni riguardano l'incremento di socialità, beni, potere, il poter distinguersi ed emergere.


Vogliamo quindi una casa che sia sicura, che ci difenda dai sismi come dai ladri, che sia confortevole e salubre, per noi e "possibilmente" anche per il prossimo (sostenibile)
Che non perda il suo valore e che sia economica sia in fase di acquisto sia in fase di esercizio (attenzione la fase di esercizio non è solo l'energia, ma anche la manutenzione).
Nello stesso tempo vogliamo anche poter dare evidenza alla nostra scelta, essendo una  rappresentazione di noi stessi. Vogliamo cioè dare un risvolto “social” alle nostre scelte.

Un ripensamento dell'edilizia?
Ritengo interessante oggi, un ripensamento dell'edilizia, alla luce delle nuove tecnologie e delle congiunture attuali anche come possibile opportunità per il settore.
Ritengo inoltre che potrebbe essere interessante utilizzare un approccio che contempli le locuzioni della terza contenute nel sole giallo nella figura delle parole chiave.

Ricerca e sperimentazione
E' evidente che alla base di tutto ciò deve esserci una attività di ricerca e sperimentazione, spinta da una visione non miope che guardi verso il futuro, supportata da ideali che vadano oltre al semplice marketing da venditore.
Il mio parere è che tale attività  debba rappresentare non solo un inizio, ma un continuum che diventi parte integrante del sistema.
L'edilizia inoltre rappresenta un settore non particolarmente avanzato a livello di ricerca, questa è in genere infatti delegata ai grossi gruppi industriali e il gap tra questi e  gli attori dell'edilizia (imprese, microimprese, artigiani e tecnici) è spesso enorme.
Inoltre i gruppi industriali fanno ricerca in genere di prodotto (esempio prodotti chimici per l'edilizia) e difficilmente di sistemi.
Considero questo un peccato in quanto la ricerca viene solo in piccola parte riversata sugli operatori che in definitiva si piegano alle spinte del mercato risultando solo attori di un teatrino che insegue mode e false innovazioni.


La ricerca low cost, gli artigiani e i makers
In definitiva ritengo che grazie alle nuove tecnologie sia ora possibile fare ricerca e sperimentazione a bassissimo costo, rilanciando un settore non solo dal punto di vista economico ma soprattutto dal punto di vista etico, culturale e sociale; l'edilizia potrebbe rappresentare un terreno fertile per questo nuovo approccio.
Altro aspetto importante è che l'artigianalità, frutto del'esperienza, del genio e della passione, sembra andata persa, come nel'ambito della agricoltura, dove una ricontadinizzazione (termine usato da van der Ploeg ) e una diversificazione sembrano ormai le migliori vie per una crescita sostenibile, come nella logica dell' economia del bene comune dove si predilige il piccolo al grande, che si contrappone quindi all'economia industriale di grande scala.
Tralasciando ulteriori approfondimenti etici ed economici prendiamo come riferimento interessante un fenomeno che si sta sviluppando come evoluzione del DIY (do it yourself).
Corso con insegnamento da artigiani a tecnici
delle tecniche edilizia organizzato da Disvelarte 
un tentativo ben riuscito di confronto tecnici-artigiani
É il fenomeno dei makers o dei nuovi artigiani, che riescono a integrare l'artigianalità tradizionale con le nuove tecnologie, è un fenomeno mondiale che, evidentemente per affinità, ha istintivamente abbracciato l'open source. Il passaggio dell'open source dal software all'hardware ha un fondamentale contributo tutto italiano, tanto che a livello mondiale diventa difficile parlare di makers senza nominare Arduino (l'ideatore è stato proposto tra i 10 innovatori del decennio)
Sia chiaro che la valenza dei makers non deve essere considerata una moda, è semplicemente una opportunità colta da artigiani (e tecnici) evoluti per abbattere i costi di produzione e di prototipazione, e per poter attivare sperimentazioni e ricerche lowcost condivisibili con una comunità (aspetto social).


Un esempio?
Vectorealism nasce da designer italiani, realizzano prodotti non solo di design ordinabili online, i prodotti possono essere disegnati dagli utenti online e realizzati da loro con la tecnologia stampa 3d. E' prevista anche la funzione engineer (ingegnere o progettista) in affitto, da 30 euro puoi avere consulenza e assistenza su un proprio progetto.
Oppure kentstrapper, piccolissima impresa artigiana familiare fiorentina partita con un progetto opensource (la condivisione ha permesso di sviluppare il progetto), vende e produce stampanti 3d.

In realtà è lo spirito, e non tanto il contenuto tecnologico, insito nei nuovi artigiani che è rivoluzionario. E' chiaro che le nuove tecnologie permettono di amplificare al massimo tale spirito.
Ma possono gli attori dell'edilizia diventare makers ? E quale può essere il senso dell'operazione?.
In primo luogo vi deve essere un recupero del saper fare e progettare adoperandosi per un cambio culturale degli operatori.
Non si invoca un ritorno al rinascimento dove l'artigiano era artista, scienziato e inventore...ma è sufficiente instaurare un dialogo tra tecnici-imprese-artigiani e perchè no, anche utenti/clienti.

Qualche esempio?Una collaborazione tra tecnici e artigiani potrebbe proporre pacchetti di involucro studiati utilizzando una camera calda per testare soluzioni proposte.


In questo modo sarebbe possibile realizzare involucri verificati sperimentalmente. La camera calda è uno strumento in genere in dotazione a grossi centri di ricerca..ma seguendo la logica dei makers sarebbe possibile realizzarne una ( o qualcosa di simile...) con costi molto ridotti (circa 500 euro costo hardware+software). Noi l'abbiamo costruita .


strumento per test di umidità
strumento per test termici
Oppure....
innumerevoli casi di “muffa sui muri”, cioè problematiche di condensa oggi molto presenti, per cause che qui non analizziamo, potrebbero essere risolte utilizzando materiali tradizionali con funzione di polmone igrometico (moisture buffering).
Anche in questo caso tecnici e artigiani potrebbero collaborare per proporre risanamenti con materiali calibrati mediante sperimentazioni , magari sviluppando uno strumento specifico.
Anche in questo caso abbiamo avviato la ricerca e la realizzazione di uno strumento (costo hardware attorno ai 70 euro).
O ancora...
chi realizza un miglioramento, adeguamento sismico potrebbe installare dei sensori sismici che controllano l'impronta microsismica del manufatto...
Test di impronta microsismica su un provino di telaio in legno


O perchè non creare una misura della sostenibilità? Rendendo pubblici i risultati con una piattaforma tipo xively

….sul nuovo inoltre le possibilità sarebbero tantissime.

Ma la vera valenza di ciò non è il singolo intervento, l'innovazione deve essere oltre che tecnologica anche culturale e sociale, se per ogni intervento creiamo dei dati aperti “open data” avremo a breve una massa di dati interessantissima creando opportunità di ricerca a noi stessi e ad altri. Considerando inoltre che sulla casa o sugli spazi in cui viviamo non è difficile creare passione, potrebbe svilupparsi un fenomeno di citizien science, dove i cittadini contribuiscono alla ricerca e allo sviluppo.
Ulteriore ricaduta è l'effetto social del fenomeno, in una logica di sé quantificato – Quantified Self , un sistema cioè per controllare se stessi e per mostrare la sostenibilità della propria attività, casa, vita, azienda, intervento edilizio etc. Una sorta di social network, housebook?.
Le dinamiche possono essere analoghe al sistema detto gamification, introducendo cioè premi , riconsocimenti e dinamiche ispirate al mondo dei videogames.
Il sistema rappresenterebbe inoltre una sorta di controllo-certificazione ben più severo ma economico rispetto a quelli in uso (etichette ambientali di tipo 2?).
E' chiaro che la tecnologia da utilizzarsi è quella di internet delle cose, dove tutto si integra....Smart grid, smart city etc rappresentano solo il risultato di questa integrazione.
Ma attenzione, l'idea è perfettamente coerente se il progetto parte dal basso con bassi investimenti e con piccole realtà imprenditoriali. Una grossa realtà industriale che investe ad esempio in smartgrid (che comunque ben venga) non rientra in questa logica, non sempre il suo investimento ricadrà sulle piccole realtà. Inoltre una volta realizzata la smart grid, ad esempio per la distribuzione elettrica, nulla impedisce che venga sfruttata male, ad esempio per raffrescare edifici surriscaldabili su cui nulla è stato fatto dal punto di vista bioclimatico.
Il pericolo è che di nuovo si seguano le spinte del mercato risultando i soliti burattini del teatrino.
Il ruolo del nuovo artigiano (e per artigiani intendo anche i tecnici) è quello di avere una visione ampia e di comprendere e interpretare il cliente , la nascita delle medicine alternative ad esempio ha trovato campo aperto proprio nell'aproccio di comprensione del paziente, ancor prima che nelle diverse tecniche. Bisognerebbe invocare un approccio olistico anche per l'edilizia.
Per cominciare “il primum non nocere” di origine medica dovrebbe ispirare anche l'edilizia, ad esempio la reversibilità così cara al mondo del restauro architettonico dovrebbe essere di ispirazione.
E' perciò necessario superare i termini di consumo zero, classe A etc utilizzati come slogan e portare avanti una integrazione tra tecnici e artigiani con un approccio che contenga e che evidenzi principi e ideali chiari e specialmente adeguati alla scopo (fitness for use, per usare un termine utilizzato alla nascita della “qualità”).
Sembra anacronistico parlare di ciò in un periodo storico dove il mercato guida la morale, e dove la saggezza è sostituita, per usare un termine di Pennac, da “nonna marketing”, e , se si spiega a qualcuno chi è Massimo Banzi risponde: "..ma ha fatto i soldi come Steve Jobs?"
Ma si può sperare e contare, per restare in termini economici, sulla coda lunga, cioè su tutte quelle persone (una nicchia?) che ancora credono nella creatività, nell'inventiva e nella partecipazione e che preferiscono essere clienti di "artigiani" high science-low cost, piuttosto che di un teatrino finto high tech ma high cost.