lunedì 19 ottobre 2015

WORKSHOP SU RILIEVO E DIAGNOSTICA IN UN BORGO MEDIEVALE

Dal 13 al 16 ottobre si è svolto a Berceto un workshop che ha messo in connessione il rilievo con la diagnostica e il mondo della archeologia e geologia con con quello dell'architettura e dei beni culturali. Il corso è stato organizzato da Manifattura Urbana e la locandina del corso si trova qui
Non mi soffermo a decantare la riuscita del workshop (veramente riuscitissimo) ma mi limito a fare da contenitore per alcune esercizi svolti per rendere visibile a tutti i partecipanti il risultato.


FREQUENZA DEL CAMPANILE

La stazione sismica è stata posizionata nella cella campanaria con un tempo di acquisizione di 15 minuti.
Le tracce registrate sono le seguenti.

Velocigrammi delle tre componenti


Nelle immagini sottostanti si riportano quindi gli spettri delle due componenti orizzontali trattati con la tecnica dei microtremori.




Le frequenze registrate sono abbastanza simili si nota però una maggior amplificazione ed una minor frequenza nella componenete lungo l'asse longitudinale della chiesa.








giovedì 9 ottobre 2014

Punk's not dead e l’edilizia? (edilizia e makers 2)

Chi è della generazione X (tra anni 60-70) o anche un po' più giovane si ricorderà, a cavallo degli anno '80 e '90 le scritte sui muri “punk's not dead”.
E la storia lo conferma..
La nascita del movimento punk è stata più volte correlata con l'attuale fenomeno dei Makers (vedi Chris Anderson in” Makers”, e David Gauntlett in “La società dei Makers”.
Semplificando e parzializzando molto le dissertazioni degli autori, l’analogia principale risiede nel fatto che chiunque poteva prendere una chitarra e fare un gruppo punk, così  come adesso chiunque può produrre qualcosa in modalità DIY e condividerlo.
La componente di ribellione punk è in realtà non trascurabile anche nel nuovo movimento DIY o dei Makers. Il tentativo di democratizzazione di una tecnologia o di una conoscenza bene o male è sempre un atto rivoluzionario che si contrappone ad un “mainstream” da contestare.
E’ interessante notare come vari settori abbiano subito nel tempo trasformazioni connesse ad uno spirito “indie” in contrasto con un “qualcosa” da cui staccarsi.
Ad esempio:
L’agricoltura ha cercato di rivalutare il ruolo della filiera corta, della multifunzionalità e della diversificazione contro una industrializzazione del settore.
Nel campo musicale ricordiamo il punk e lo spirito LO-FI contro le principali etichette e la musica di massa etc
Nel campo del software l’avvento dell’opensource contro i colossi delle software house
Nel campo dell’hardware e delle nuove tecnologie l’ingresso dell’open source e dei makers.
Nel campo dell’alimentazione lo SLOW-FOOD contro il FAST-FOOD (per esemplificare con due termini tutto il mondo che ci sta dietro).
Nel campo delle licenze l’avvento del creative commons contro il copyright
Nel campo della medicina le medicine alternative etc etc


Tutte queste “mutazioni” hanno molto in comune, e tutte, pur essendo nate come “nicchie” hanno lasciato un segno profondo (per chi non fosse addentro all’hardware open source, concetto relativamente recente, basti pensare che la scheda arduino ha certamente superato la vendita delle centinaia di migliaia di pezzi e la “moda” delle stampanti 3D nasce in hardware opensource).
Comunque la bibliografia su questi argomenti è vastissima.

Un mondo che sembra sia rimasto immune, è quello dell’edilizia dove, certamente concetti ad esempio di autocostruzione o di architettura partecipata sono stati ampiamente trattati, ma nel panorama costruttivo attuale non hanno lasciato un segno realmente tangibile, se escludiamo casi rimasti realmente di nicchia (si pensi ad esempio alle case in balle di paglia).

E’ chiaro che l’aspetto burocratico e normativo (interessante ad esempio una interrogazione avanzata alla giunta della RER) e la tendenza del settore all’utilizzo di sempre più figure professionali/artigianali ultra specializzate non aiuta ma i motivi non penso siano solo questi, una componente è anche sicuramente data dalla mancanza di “innovazione del basso” nel settore che sarebbe interessante sviluppare.

venerdì 26 settembre 2014

CONTROLLO SERRA BIOCLIMATICA

In un post precedente si decantava l'approccio maker nel settore dell'edilizia.
Il post di oggi è un esempio che racchiude in sè sia l'approccio maker, sia un approccio scientifico ...forse (high science-low cost ..per usare una parole chiave altisonante sempre presa dal post precedente).

L'obiettivo è quello di "attivare un sistema passivo" cioè rendere efficiente una serra bioclimatica automatizzando il passaggio dell'aria calda dalla serra all'interno della casa (ad esempio usando una ventola), oppure semplicemente avvisando di aprire le finestre che danno sulla serra.

Serra Bioclimatica


In realtà si potrebbe obiettare che più che high science è in realtà un gioco da bambini...su questo non c'è dubbio ...avendo usato scratch, il noto sofwtare per bambini.

http://scratch.mit.edu/
La parte hardware non poteva che essere un arduino con qualche sensore di temperatura e di umidità e un led per simulare l'attivazione di una ventola. Per far dialogare scratch con arduino  abbiamo usato S4A.
Per non farci mancare nulla e per incarnare lo spirito maker fino in fondo abbiamo usato un Raspberry  come pc .

La parte elettronica in pratica è concentrata in questa foto (per lo schermo è comodo attaccarsi alla TV):
sensore di umidità suolo e piantina
Rasp+Arduino+sens , T e umidità aria e suolo 

In aggiunta c'è un sensore di umidità del terreno...così magari intanto non facciamo morire un eventuale piantina nella serra.

La parte low cost è a posto, volendo darsi arie da high science abbiamo inserito come sfondo una simulazione in Ecotect della serra evidenziando un momento in cui la serra è calda e può trasferire calore all'interno e un momento in cui è fredda ed quindi meglio non aprire l efinestre.
Il risultato lo si vede nelle immagini seguenti:



Quando il sensore nella serra rileva una temperatura idonea il cane dice di aprire le finestre (o si attiva una ventola). Idem si potrebbe fare quando l'umidità relativa dell'aria interna è elevata ed è opportuno aprire le finestre (o attivare la ventola). Le varianti possono essere  tante dipende anche da quanti fili vogliamo far girare.  In pratica arduino+rasberry controllano la serra, se vuoi vedere quello che succede accendi la tv.
Comunque l'ostacolo maggiore non è lo studio della serra bioclimatica o dei sistemi passivi (i libri di architettura sono pieni di esempi) ma è imparare Scratch ! se non hai figli piccoli da portarli ad un Coderdojo  (per campanilismo .. ) sei fregato, ti tocca farti prestare qualche bambino da un amico...



venerdì 13 settembre 2013

EDILIZIA E MAKERS?

La riflessione che si vuole proporre  parte dall'ipotesi di un ripensamento dell'edilizia nel suo complesso evitando un approccio settoriale ed enfatizzando invece  un approccio più “sfaccettato”.
Per illustrare meglio il concetto mi aiuto con   alcune parole chiave, al momento riportate in ordine sparso nella figura seguente:
Le Parole Chiave


I termini del nuvolone scuro sono un flash della congiuntura attuale dove si cerca di recuperare un settore in forte crisi con la spinta del mercato green e con una ricerca di innovazione che  sta inserendo forti complessità per i tecnici e operatori del settore. La nuvoletta di sotto si riferisce al mondo delle nuove tecnologie (il tormentone delle start up per intenderci),  il sole contiene invece delle locuzioni di diversa provenienza che vorrei porre in relazione, più avanti,  con le altre parole chiave.
 Si potrebbe pensare che queste abbiano poca pertinenza con l'edilizia ma maggiormente con altri settori, ....può essere....

Una breve riflessione sull'edilizia
Il costruito rappresenta il  contenitore per eccellenza e l'edilizia e il suo intorno rappresentano sia un forte polo economico sia un forte polo di consumo energetico ed ambientale...è superfluo approfondire tale concetto.
La casa e l'ambiente urbanizzato che ci circonda rappresentano una fetta importante del nostro mondo e,  proprio come nei confronti di tutto  ciò che ci circonda e che riteniamo importante, riversiamo   sogni e paure, che ricalcano, sia emozioni antiche  sia emozioni in linea con il sentire collettivo del momento. L'impatto sociale dell'edilizia è pertanto elevato sia sulla collettività sia sul singolo individuo.
La casa è tra i beni materiali supremi, è l'investimento della vita dove si ripongono quindi sogni e paure.
Sulla collina - autore Architetto Pietro Pedrelli


Quali sono quindi le paure e i sogni?
Genericamente le paure riguardano la perdita:... della salute, dei beni, della socialità.
I sogni riguardano l'incremento di socialità, beni, potere, il poter distinguersi ed emergere.


Vogliamo quindi una casa che sia sicura, che ci difenda dai sismi come dai ladri, che sia confortevole e salubre, per noi e "possibilmente" anche per il prossimo (sostenibile)
Che non perda il suo valore e che sia economica sia in fase di acquisto sia in fase di esercizio (attenzione la fase di esercizio non è solo l'energia, ma anche la manutenzione).
Nello stesso tempo vogliamo anche poter dare evidenza alla nostra scelta, essendo una  rappresentazione di noi stessi. Vogliamo cioè dare un risvolto “social” alle nostre scelte.

Un ripensamento dell'edilizia?
Ritengo interessante oggi, un ripensamento dell'edilizia, alla luce delle nuove tecnologie e delle congiunture attuali anche come possibile opportunità per il settore.
Ritengo inoltre che potrebbe essere interessante utilizzare un approccio che contempli le locuzioni della terza contenute nel sole giallo nella figura delle parole chiave.

Ricerca e sperimentazione
E' evidente che alla base di tutto ciò deve esserci una attività di ricerca e sperimentazione, spinta da una visione non miope che guardi verso il futuro, supportata da ideali che vadano oltre al semplice marketing da venditore.
Il mio parere è che tale attività  debba rappresentare non solo un inizio, ma un continuum che diventi parte integrante del sistema.
L'edilizia inoltre rappresenta un settore non particolarmente avanzato a livello di ricerca, questa è in genere infatti delegata ai grossi gruppi industriali e il gap tra questi e  gli attori dell'edilizia (imprese, microimprese, artigiani e tecnici) è spesso enorme.
Inoltre i gruppi industriali fanno ricerca in genere di prodotto (esempio prodotti chimici per l'edilizia) e difficilmente di sistemi.
Considero questo un peccato in quanto la ricerca viene solo in piccola parte riversata sugli operatori che in definitiva si piegano alle spinte del mercato risultando solo attori di un teatrino che insegue mode e false innovazioni.


La ricerca low cost, gli artigiani e i makers
In definitiva ritengo che grazie alle nuove tecnologie sia ora possibile fare ricerca e sperimentazione a bassissimo costo, rilanciando un settore non solo dal punto di vista economico ma soprattutto dal punto di vista etico, culturale e sociale; l'edilizia potrebbe rappresentare un terreno fertile per questo nuovo approccio.
Altro aspetto importante è che l'artigianalità, frutto del'esperienza, del genio e della passione, sembra andata persa, come nel'ambito della agricoltura, dove una ricontadinizzazione (termine usato da van der Ploeg ) e una diversificazione sembrano ormai le migliori vie per una crescita sostenibile, come nella logica dell' economia del bene comune dove si predilige il piccolo al grande, che si contrappone quindi all'economia industriale di grande scala.
Tralasciando ulteriori approfondimenti etici ed economici prendiamo come riferimento interessante un fenomeno che si sta sviluppando come evoluzione del DIY (do it yourself).
Corso con insegnamento da artigiani a tecnici
delle tecniche edilizia organizzato da Disvelarte 
un tentativo ben riuscito di confronto tecnici-artigiani
É il fenomeno dei makers o dei nuovi artigiani, che riescono a integrare l'artigianalità tradizionale con le nuove tecnologie, è un fenomeno mondiale che, evidentemente per affinità, ha istintivamente abbracciato l'open source. Il passaggio dell'open source dal software all'hardware ha un fondamentale contributo tutto italiano, tanto che a livello mondiale diventa difficile parlare di makers senza nominare Arduino (l'ideatore è stato proposto tra i 10 innovatori del decennio)
Sia chiaro che la valenza dei makers non deve essere considerata una moda, è semplicemente una opportunità colta da artigiani (e tecnici) evoluti per abbattere i costi di produzione e di prototipazione, e per poter attivare sperimentazioni e ricerche lowcost condivisibili con una comunità (aspetto social).


Un esempio?
Vectorealism nasce da designer italiani, realizzano prodotti non solo di design ordinabili online, i prodotti possono essere disegnati dagli utenti online e realizzati da loro con la tecnologia stampa 3d. E' prevista anche la funzione engineer (ingegnere o progettista) in affitto, da 30 euro puoi avere consulenza e assistenza su un proprio progetto.
Oppure kentstrapper, piccolissima impresa artigiana familiare fiorentina partita con un progetto opensource (la condivisione ha permesso di sviluppare il progetto), vende e produce stampanti 3d.

In realtà è lo spirito, e non tanto il contenuto tecnologico, insito nei nuovi artigiani che è rivoluzionario. E' chiaro che le nuove tecnologie permettono di amplificare al massimo tale spirito.
Ma possono gli attori dell'edilizia diventare makers ? E quale può essere il senso dell'operazione?.
In primo luogo vi deve essere un recupero del saper fare e progettare adoperandosi per un cambio culturale degli operatori.
Non si invoca un ritorno al rinascimento dove l'artigiano era artista, scienziato e inventore...ma è sufficiente instaurare un dialogo tra tecnici-imprese-artigiani e perchè no, anche utenti/clienti.

Qualche esempio?Una collaborazione tra tecnici e artigiani potrebbe proporre pacchetti di involucro studiati utilizzando una camera calda per testare soluzioni proposte.


In questo modo sarebbe possibile realizzare involucri verificati sperimentalmente. La camera calda è uno strumento in genere in dotazione a grossi centri di ricerca..ma seguendo la logica dei makers sarebbe possibile realizzarne una ( o qualcosa di simile...) con costi molto ridotti (circa 500 euro costo hardware+software). Noi l'abbiamo costruita .


strumento per test di umidità
strumento per test termici
Oppure....
innumerevoli casi di “muffa sui muri”, cioè problematiche di condensa oggi molto presenti, per cause che qui non analizziamo, potrebbero essere risolte utilizzando materiali tradizionali con funzione di polmone igrometico (moisture buffering).
Anche in questo caso tecnici e artigiani potrebbero collaborare per proporre risanamenti con materiali calibrati mediante sperimentazioni , magari sviluppando uno strumento specifico.
Anche in questo caso abbiamo avviato la ricerca e la realizzazione di uno strumento (costo hardware attorno ai 70 euro).
O ancora...
chi realizza un miglioramento, adeguamento sismico potrebbe installare dei sensori sismici che controllano l'impronta microsismica del manufatto...
Test di impronta microsismica su un provino di telaio in legno


O perchè non creare una misura della sostenibilità? Rendendo pubblici i risultati con una piattaforma tipo xively

….sul nuovo inoltre le possibilità sarebbero tantissime.

Ma la vera valenza di ciò non è il singolo intervento, l'innovazione deve essere oltre che tecnologica anche culturale e sociale, se per ogni intervento creiamo dei dati aperti “open data” avremo a breve una massa di dati interessantissima creando opportunità di ricerca a noi stessi e ad altri. Considerando inoltre che sulla casa o sugli spazi in cui viviamo non è difficile creare passione, potrebbe svilupparsi un fenomeno di citizien science, dove i cittadini contribuiscono alla ricerca e allo sviluppo.
Ulteriore ricaduta è l'effetto social del fenomeno, in una logica di sé quantificato – Quantified Self , un sistema cioè per controllare se stessi e per mostrare la sostenibilità della propria attività, casa, vita, azienda, intervento edilizio etc. Una sorta di social network, housebook?.
Le dinamiche possono essere analoghe al sistema detto gamification, introducendo cioè premi , riconsocimenti e dinamiche ispirate al mondo dei videogames.
Il sistema rappresenterebbe inoltre una sorta di controllo-certificazione ben più severo ma economico rispetto a quelli in uso (etichette ambientali di tipo 2?).
E' chiaro che la tecnologia da utilizzarsi è quella di internet delle cose, dove tutto si integra....Smart grid, smart city etc rappresentano solo il risultato di questa integrazione.
Ma attenzione, l'idea è perfettamente coerente se il progetto parte dal basso con bassi investimenti e con piccole realtà imprenditoriali. Una grossa realtà industriale che investe ad esempio in smartgrid (che comunque ben venga) non rientra in questa logica, non sempre il suo investimento ricadrà sulle piccole realtà. Inoltre una volta realizzata la smart grid, ad esempio per la distribuzione elettrica, nulla impedisce che venga sfruttata male, ad esempio per raffrescare edifici surriscaldabili su cui nulla è stato fatto dal punto di vista bioclimatico.
Il pericolo è che di nuovo si seguano le spinte del mercato risultando i soliti burattini del teatrino.
Il ruolo del nuovo artigiano (e per artigiani intendo anche i tecnici) è quello di avere una visione ampia e di comprendere e interpretare il cliente , la nascita delle medicine alternative ad esempio ha trovato campo aperto proprio nell'aproccio di comprensione del paziente, ancor prima che nelle diverse tecniche. Bisognerebbe invocare un approccio olistico anche per l'edilizia.
Per cominciare “il primum non nocere” di origine medica dovrebbe ispirare anche l'edilizia, ad esempio la reversibilità così cara al mondo del restauro architettonico dovrebbe essere di ispirazione.
E' perciò necessario superare i termini di consumo zero, classe A etc utilizzati come slogan e portare avanti una integrazione tra tecnici e artigiani con un approccio che contenga e che evidenzi principi e ideali chiari e specialmente adeguati alla scopo (fitness for use, per usare un termine utilizzato alla nascita della “qualità”).
Sembra anacronistico parlare di ciò in un periodo storico dove il mercato guida la morale, e dove la saggezza è sostituita, per usare un termine di Pennac, da “nonna marketing”, e , se si spiega a qualcuno chi è Massimo Banzi risponde: "..ma ha fatto i soldi come Steve Jobs?"
Ma si può sperare e contare, per restare in termini economici, sulla coda lunga, cioè su tutte quelle persone (una nicchia?) che ancora credono nella creatività, nell'inventiva e nella partecipazione e che preferiscono essere clienti di "artigiani" high science-low cost, piuttosto che di un teatrino finto high tech ma high cost.

mercoledì 7 agosto 2013

CORSO DI RESTAURO

Con il presente post vorrei segnalare un corso di restauro che mi vedrà relatore per la parte di diagnostica che si terrà a Desenzano del Garda organizzato dall'associazione Disvelarte di cui sono membro.



Quello che mi preme evidenziare è l'aspetto pratico del corso che si svilupperà specialmente  nella giornata di domenica dove ci sarà la possibilità di utilizzare materiali e strumentazioni.
Il modulo per le iscrizioni e il programma è scaricabile da http://ubuntuone.com/3wbQBVWTe6AtovwA0eAI7T

venerdì 15 marzo 2013

MURI UMIDI? ...FONDAZIONE AREATA

I motivi per i quali un muro possa essere umido sono vari, in questo post voglio unicamente illustrare un intervento in filosofia high science-low cost eseguito per risolvere le problematiche di risalita capillare.
Preambolo sintetico: per capire le cause dell'umidità è necessario un approccio diagnostico approfondito quasi sempre accompagnato con diagnostica strumentale (termografia, misura umidità etc.)
Veniamo quindi al problema della risalita capillare e ad eventuali soluzioni.
Un intervento che ho visto spesso è l'impermeabilizzazione attorno al muro in esame mediante un marciapiede con la funzione di evitare l'infiltrazione dell'acqua alla base del muro.
Il risultato può essere questo.
Marciapiede adiacente ad un muro con incremento della risalita capillare

Fenomeni di efflorescenze dovuti alla presenza del cls.
I sali migrano alla struttura in laterizio e calce danneggiandola ulteriormente

E' quello che forse potremmo definire un "effetto rimbalzo" , probabilmente lenibile aggiungendo altri interventi e con prodotti specifici.
Vediamo invece ora un caso affrontato in modo diverso, cioè una volta compresa la causa, cercare di intervenire limitando gli effetti rimbalzo.
Per effetto rimbalzo intendo crearsi un problema cercando di risolverne un altro, nell'edilizia non è inusuale... un po come la povera signora del teatrino dell'innovazione.
Per essere sintetici.. abbiamo deciso di incrementare la traspirazione della fondazione pur realizzando il marciapiede.
Vediamo il caso prima dell'intervento.
Situazione prima dell'intervento

La diagnosi è stata supportata da un esame termografico e da fori eseguiti per verificare l'umidità a più altezze e a diversa profondità secondo il metodo ponderale (Nornal 8/83 e UNI 11085/2003).
La fondazione era piuttosto profonda data l'esistenza di un locale interrato.

L'obiettivo che ci siamo posti  pertanto è stato quello di impedire all'acqua del terreno di entrare in contatto con la muratura ma nello stesso tempo di permettere al laterizio di poter perdere, per evaporazione, l'umidità proveniente dalla risalita capillare.
Diverse esperienze di diagnosi in sito hanno permesso di evidenziare come l'allontanamento dalle murature delle acque meteoriche, ad esempio con marciapiedi o pavimentazioni, pur agendo nella funzione di eliminazione dell'infiltrazione dall'alto, inibiscono l'evaporazione dell'umidità del paramento incrementando la risalita capillare (vedi foto precedenti).
Questa criticità non tiene inoltre conto del rischio, comunque presente, di degrado o comunque di perdita di funzionalità , delle guaine o dei trattamenti impermeabilizzanti.
Pertanto si è adottata la soluzione di utilizzare un geosintetico composito drenante messo in opera “a rovescio” rispetto alla pratica comune, e quindi con la parte drenante a contatto della muratura e la parte impermeabile a contatto del terreno.


Particolare del geosintetico

Getto della soletta del marciapiede

















In tal modo si crea una intercapedine d'aria a ridosso della muratura che permette l'evaporazione, mentre l'umidità proveniente lateralmente dal terreno viene intercettata come se si trattasse di una tradizionale guaina.
Il vantaggio rispetto ad una tradizionale guaina risiede anche nel fatto che se l'umidità dovesse superare la barriera impermeabile verrebbe comunque raccolta dall'intercapedine drenante, con ulteriore possibilità di evaporazione.
Chiaramente per permettere questi processi è necessario un collettore drenante alla base e un “camino” aperto in sommità.
Particolare griglia di areazione
Il collettore drenante alla base fa parte della normale pratica edilizia ed è stato realizzato come un comune drenaggio con ghiaia lavata e tubo microforato, mentre l'apertura in sommità è stata realizzata tenendo staccato il massetto del marciapiedi dal muro e proteggendo la fessura dall'acqua piovana con una apposita lattoneria che comunque garantisse l'evaporazione.
Il metodo si è dimostrato economico e di facile applicabilità, la sua efficacia a diversi anni  della realizzazione è  evidente anche considerando periodi particolarmente piovosi.
Tale metodologia risulta particolarmente interessante per gli edifici storici in quanto i materiali dell’edilizia tradizionale soffrono particolarmente le condizioni di non aereazione delle superfici in quanto i materiali costituenti sono in genere ad elevata porosità.
In ultimo risulta interessante il distacco tra la soletta del marciapiede e il paramento murario sia perché  si evita la migrazione dei sali del cemento che risultano particolarmente dannosi per i materiali tradizionali, sia perché si garantisce una reversibilità dell’intervento aggiuntivo senza intaccare il paramento murario.


lunedì 14 gennaio 2013

CONSIDERAZIONI SUL RISPARMIO ENERGETICO

Riporto un po' di dati riguardanti lo studio che sto svolgendo su una bifamiliare degli anni '60.
L'approccio che mi sono dato è ovviamente permeato dalla filosofia che sto cercando di portare avanti sintetizzabile in breve in "high science - low cost".
Il tema è quindi come far risparmiare il massimo spendendo il minimo, lo studio è in corso e   in questo post metterò solo alcuni spunti utili per eventuali confronti e critiche.
Studio dell'irraggiamento solare
I dati della struttura sono stati acquisiti con un discreto dettaglio, approfondendo anche con misure sperimentali (analisi  con termocamera, analisi con termoflussimetro, utilizzo di sensori di temperatura etc), e con simulazioni software oltre al semplice bilancio (analisi elementi finiti ponti termici, studio irraggiamento e comfort).
Lo studio dei consumi ha preso come input i dati misurati; non è stata però al momento eseguita una back analysis, cioè non è stata modificata l'analisi in base ai consumi misurati per farla collimare.
Il periodo di studio va dal 2003 al 2012 dove oltre a cambiare lo stile di vita della coppia (nascita di 2 figli) è stato eseguito un intervento di cambio infissi. Pertanto al momento ci focalizzeremo su come questo intervento abbia variato i consumi.
Alcune premesse tecniche molto sintetiche:
L'involucro opaco è doppio uni da 25 cm, i solai sono laterocemento rasato, il sottotetto sovrastante l'appartamento dell'ultimo piano (quello oggetto di studio) è non abitabile e non riscaldato, l'involucro trasparente (molto ampio)  era quello originale anni '60 (vetro singolo e infisso in legno), ed è stato sostituito con serramenti in pvc (posa in opera discreta controllata con termocamera).
Non stono stati sostituiti i cassonetti degli avvolgibili ma sono stati sostituiti gli avvolgibili (da legno ad alluminio coibentato, anche se al momento tale variazione non è stata inserita nel calcolo). I metri cubi di gas sono stati dedotti dalle bollette mentre le temperature sono state prese per la località in esame da banche dati pubbliche. La questione interessante guardando il grafico è che non si nota il miglioramento che la simulazione invece prometteva. Perchè?
Analisi ponti termici

A parte possibili errori di simulazione e di valutazione, di lettura delle bollette etc, una prima questione è la correlazione con la temperatura esterna. Anche qua non sembra esserci una chiara lettura.
Con lo stile di vita...anche in questo caso non torna chiaramente (comunque il comfort percepito all'interno dell'abitazione è cambiato decisamente in meglio)



Una possibile spiegazione che potrebbe scombussolare le simulazioni è l'apporto solare gratuito che i serramenti precedenti potevano garantire data la maggior snellezza dell'infisso e la maggior idoneità del vetro singolo rispetto al doppio a favore della captazione solare.
Guardiamo ad esempio delle misure svolte con i vecchi infissi durante un monitoraggio dove è stata misurato per un breve periodo il consumo di metano e le temperature esterne ed interne nella porzione sud (zona giorno) dell'appartamento.
Il monitoraggio è stato effettuato utilizzando datalogger per la registrazione della temperatura e  un sistema molto da "makers" (webcam con registrazione del display del contatore) per i mc di metano (in tutte queste misure e simulazioni non è stato possibile separare la componente acs e uso cucina).
Come si nota dal grafico  quando il sole entra nell'appartamento la temperatura dell'aria si alza fino a far scattare il termostato ambiente fermando quindi il consumo di metano.

Non so se il trascurare il guadagno passivo possa essere da solo una causa dello "scarso" miglioramento,  però la riflessione che sorge è che non è così semplice e scontata la comprensione reale di un intervento e che forse per non incappare nel teatrino dell'innovazione dovremmo dare molto più spazio all'approccio scientifico e sperimentale (misurare e monitorare)!!!
E' vero che in questo caso l'intervento ha portato un consistente beneficio in  termini di comfort, però il beneficio energetico è stato meno della metà del previsto se lo spalmiamo sugli anni di studio. Se questo fosse stato un intervento fatto, ad esempio, in ottica tipo Esco (come sta prendendo piede adesso) sarebbe stato un fallimento economico.
Quindi se dovessi rispondermi al post  del teatrino la risposta sarebbe che il giusto approccio può essere solo scientifico con ampio spazio spazio alla misura e alla sperimentazione consapevoli però che la scienza non fornisce certezze ma almeno prova a misurare un fenomeno.